“Con il Recovery Fund l’Italia farà la stessa fine della Grecia”

Ho letto due intervite: la prima a Yanis Varoufakis e la seconda a Alessandro Di Battista, molto interessanti, vi giro il succo, ciaoo

Intervista all’Huffington Post dell’ex ministro delle finanze greco

Il Recovery Fund è stato descritto in toni trionfalistici da alcuni giorni su praticamente tutta la stampa italiana. Questo nonstante è ormai chiaro, come ha scritto l’editorialista di Milano Finanze Guido Salerno Aletta, che le carte dicono ben altro per l’Italia. Ma che a festeggiare siano praticamente solo la Germania e i “frugali” – coloro che la propaganda del fondamentalismo europeista vorrebbe al contrario sconfiti dall’idea universale del bene europeo – lo spiega con una chiarezza emblematica Yanis Varoufakis, l’ex minitro delle finanze della Grecia ai tempi del famoso referendum del 2015 con la resa del primo governo Tsipras al regime di austerità e barbarie imposto da Bruxelles.

In un’intervista di Angela Mauro su Huffington Post, l’autore del recente “Adulti nella stanza. La mia battaglia contro l’establishment dell’Europa”, libro che è la dimostrazione plastica di come un tavolo negoziale ai diktat neo-liberisti della Troika non esiste e non esisterà mai, sostiene come il LRecovery Fund sia un’altra grande sconfitta per l’Unione Europea perché “seppelisce gli eurobond” e persegue la linea dell’austerità imposta da Berlino. E’ stato “un piano preparato da Berlino per uccidere gli eurobond proposti dall’Italia, dalla Spagna, dalla Francia e gli altri paesi più colpiti dal covid. Si tratta di un fondo insignificante dal punto di vista macroeconomico”.  E Varoufakis si concentra proprio sul caso dell’Italia: “La vostra economia subirà un calo del pil del 15 per cento, roba pazzesca. L’anno prossimo Bruxelles sarà spinta da Berlino a fare pressione sul governo italiano per riequilibrare il bilancio. E anche se nel 2021 ci sarà il recovery fund, non sarà sufficiente per eliminare il deficit di bilancio. Magari potrà portarlo a -8 per cento, ma non di più. Per riequilibrare il bilancio dovrete sottostare a ferree regole di austerity.” 


Con il Patto di Stabilità, fa intendere Varoufakis, che sarà tornato da padrone. “Ggli Stati europei non avrebbero dovuto avviare una discussione sul recovery fund ma sulla sospensione del Patto di stabilità e crescita a tempo indeterminato. Invece di discutere di questo punto che è cruciale, si sono messi a discutere di miliardi di euro che non risolveranno il problema e non addrizzeranno la direzione di marcia filo-austerity”, ha concluso. La vittoria perfetta, l’ennesima del resto, di Berlino e delle elites transnazionali finanziarie che hanno distrutto l’Europa del sud. Una vittoria talmente perfetta da far credere (o meglio da far propagandare agli sconfitti) di essere loro i vincitori.

Seconda Intervista: Alessandro Di Battista

Fonte: Il fatto quotidiano

Di Battista: “Accordo eccellente. Ora va cancellato il Patto di Stabilità”

Lei è preoccupato dalle condizionalità del Recovery Fund.

No, il mio problema resta proprio il Patto di Stabilità, fatto di regole ormai obsolete di oltre 20 anni fa, e sono contento che Luigi Di Maio la pensi come me. Mi fiderò totalmente dell’Unione europea solo quando se ne sarà liberata.

Anni fa, voi 5Stelle parlavate di referendum sull’euro, ora festeggiate i soldi che arriveranno dalla Ue. Bella giravolta, no?

Ho sempre pensato che un’Europa davvero unita sia necessaria per contrastare i Paesi emergenti come Cina e India. E una Ue forte serve anche per non farsi dettare l’agenda da Washington. Penso alle sanzioni all’Iran, assolutamente ingiustificate.

L’Italia saprà gestire i miliardi della Ue? Già si discute se fare un cabina di regia o una task force.

Non so, non mi interessano i nomi o le squadre. Il M5S deve fare delle proposte chiare su come utilizzarli, e io ho delle idee.

Prego.

Innanzitutto, si potrebbe investire nel servizio ambientale, la mia proposta per dare lavoro a centinaia di migliaia di giovani impegnandoli in interventi per l’ambiente e contro il dissesto idrogeologico. Servirebbero tra i 4 e 6 miliardi all’anno.

Poi?

Bisogna riconvertire aree come Bagnoli, Marghera e l’Ilva di Taranto, dove va chiusa l’area a caldo. Ho visto che il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha proposto di creare a Taranto un hub dell’idrogeno, e sono d’accordo. Poi va fatto un lavoro di modernizzazione delle aree interne del Paese.

Si vedrà anche in base alla tenuta del governo. Ora Conte è davvero più saldo?

Assolutamente sì. Tanti italiani, a cominciare da Carlo De Benedetti, hanno tifato contro di lui. I poteri forti volevano e vogliono mettere le mani sui soldi per ricostruire l’Italia. Gli è andata male.

Però la maggioranza resta agitata, con il Pd che insiste sul Mes.

Non so perché lo facciano. Ora dobbiamo pensare a come sfruttare al meglio le risorse del Recovery Fund.

Conte è sempre più un possibile capo del Movimento?

Questo va chiesto a lui. Di certo io in squadra voglio sempre grandi giocatori.

Luigi Di Maio ha detto che dovrebbe iscriversi ai 5Stelle.

Lo avevo auspicato anche io settimane fa, parlando a Mezz’ora in più sulla Rai.

Il M5S sembra sfiancato: quindi bisognoso di aggrapparsi a Conte.

Il M5S è forte quando si compatta su grandi battaglie. E a Conte serve un Movimento forte: lo si è visto sul tema Autostrade, dove siamo stati fondamentali.

Lei era ritenuto un problema per Conte.

Il premier non ha mai pensato una cosa del genere.

Vi sentite?

Abbiamo un buon rapporto. Gli ho fatto i complimenti dopo la sua presa di posizione sul Fatto su Autostrade.

Conte vorrebbe alleanze tra Pd e M5S nelle Regioni. E lei?

Io chiedo: dove sono i programmi? Li tirino fuori, poi si vedrà.

Chissà dove sono finiti gli Stati generali del M5S. Si parla di uno slittamento al 2021.

Gli Stati generali sono fondamentali per costruire l’agenda del M5S dei prossimi dieci anni. Vanno fatti il prima possibile.

Va bhè queste sono le interviste: da quanto leggo e intendo, tutti e due sono contro il patto di stabilità e ci sta ma comunque io ritengo che vuoi o non vuoi noi non siamo L’inghilterra, non siamo un’economia forte a livello produttivo, come peso politico non siamo al top, l’unica soluzione era ed è stare in europa e cercare di recuperare un pochino questo gap che ci separa dagli altri (Germania) ma a comandare è Berlino, comanda Berlino, comanda la Germania, comanda la Merkel, comandano i tedeschi, basta con le cazzate, è colpa di questo o di quello, è colpa dei migranti, è colpa di chi, di chi? di nessuno, è la finanza è la Cina è il cambiamento di scenario politico economico, e noi possiamo al limite soffiare insieme ai piu forti sulla candelina della torta made in germany (Recovery found), gestiamo almeno bene i soldi tanto per il momento la storia non cambia e non cambierà a breve, ciaoooo

Tony

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